Cervicobrachialgia? Non sempre la causa deriva da ernie o protusioni

La Cervicobrachialgia è una situazione clinica che può manifestarsi in soggetti di età e abitudini di vita diverse. È possibile che le origini siano di tipo traumatico come colpi di frusta per incidenti o per sovraccarico delle strutture della zona cervicale, muscoli e dischi intervertebrali, o per degenerazione dei corpi vertebrali dovute a particolari patologie o artrosi. Una delle cause può essere anche la cosiddetta “sindrome dello stretto toracico superiore” nella quale i muscoli scaleni anteriore e medio che prendono inserzione sulla prima costa, sono talmente contratti da causare un restringimento dello spazio in cui passano le strutture nervose del plesso brachiale, in particolare il fascio medio ed inferiore, ed il soggetto riferisce una sensazione di dolore che si estende lungo il braccio fino alla mano e alle dita, presentando turbe sensitivo-motorie, come debolezza, indolenzimento e sensazione di formicolio.

Più frequentemente il dolore si irradia lungo le radici nervose con caratteristiche diverse per ogni radice interessata. Talvolta, i dolori alle braccia e alle spalle sono lancinanti, corrono lungo l’arto raggiungendo le dita della mano e lasciano una sensazione di formicolio ed addormentamento.

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A seconda delle radici interessate il dolore può estendersi per l’intero braccio o solo su una sua parte, può essere sordo o lancinante, può aumentare con alcuni movimenti del collo e può essere presente anche in condizione di riposo a letto, dove l’unico sollievo è porre una mano sotto la testa. Le braccia e le mani possono presentarsi deboli, indolenzite e/o addormentate, tutti sintomi che sono spesso accompagnati da una sensazione di formicolio.

In questi casi, l’osteopata valuta il quadro clinico del paziente, per individuare la causa del problema. A questo fine è fondamentale l’esecuzione di una radiografia del rachide cervicale in due proiezioni (antero-posteriore e latero-laterale), l’esame di routine in caso di cervicobrachialgia. Nel sospetto clinico di importanti lesioni dei tessuti molli o dei dischi intervertebrali, o per sospette lesioni del midollo spinale, è indispensabile effettuare la risonanza magnetica della colonna cervicale. E’ inoltre opportuno che il paziente effettui uno studio neurofisiologico degli arti superiori (elettromiografia), nei casi in cui vi siano segni e sintomi di interessamento sensitivo e motorio.

La cervicobrachialgia acuta può durare, se non curata, fino a 3 mesi. Per quanto riguarda il trattamento della cervicobrachialgia è innanzitutto necessario accertare le cause che scatenano la cervicobrachialgia per poter poi procedere con la terapia più adatta alla risoluzione dei sintomi. Sempre più spesso si assiste ad una stretta correlazione tra cervicobrachialgia e disfunzione della prima costa, la quale riduce lo spazio utile al naturale decorso del plesso brachiale; tale limitazione si traduce con la manifestazione dei sintomi sopra citati. La valutazione dei referti medici eseguiti, rivela spesso un’assenza o una scarsa correlazione con le condizioni strutturali cervicali, quali ernie e protusioni, di frequente ritenute resposabili della sintomatologia dolorosa dei pazienti. A tal proposito, un preciso e mirato approccio osteopatico potrebbe aiutare il paziente nell’alleviare i disturbi lamentati.

Nel 2004, un articolo tutto italiano pubblicato su “Chirurgia degli organi di movimento (Moretti B., et al.)” ha paragonato due metodi di approccio per la risoluzione delle condizioni cervicobrachialgiche: i risultati hanno mostrato come il trattamento manipolativo manuale abbia avuto esiti nettamente positivi rispetto ai metodi tradizionali.

 

Osteopatia: perché?

Perché è naturale. Nulla di più naturale delle mani dell’Osteopata per ripristinare ciò che la natura ha stabilito, e cioè la mobilità delle strutture corporee e dunque la loro funzione. Ha basi scientifiche solide, non usa farmaci né altri strumenti. Mira alla causa e non solamente alla cessazione del sintomo, al benessere e all’equilibrio psico-fisico.Andrea Nitri

FAQ / Domande

Qual è il significato del termine Osteopatia?
Etimologicamente deriva dal greco oστέον (osteon) - osso, e πάθοσ (patos) - sofferenza. Questo termine nella sua essenza indica che sia la salute che la malattia dipendono dallo stato di efficienza dell'apparato locomotore. Osteopata, in lingua inglese (Osteo-path) indica colui che agisce terapeuticamente sul corpo umano attraverso "il sentiero" delle ossa. È comunque utile sfatare l'erronea opinione che l'osteopatia coinvolga soltanto le ossa, essa al contrario lavora su tutte le strutture del corpo: articolazioni, legamenti, muscoli, tendini, tessuto connettivo, e anche sugli organi e sul cranio con tecniche non invasive ed appropriate.
Quali sono i principali strumenti dell'Osteopata?
Le mani dell'Osteopata sono allenate a percepire le piccole variazioni che avvengono nei tessuti, raccogliendo così dati importanti sulla temperatura corporea locale (indice di infiammazione), e sulla loro consistenza; pertanto il principale strumento di lavoro è un buon lettino e la propria sensibilità. L'Osteopata non tocca necessariamente le parti dolenti del paziente, ma quelle che sono causa della disfunzione: così un mal di testa può essere trattato osteopaticamente agendo sulla cervicale, su una spalla, o persino trattando solo l'osso sacro.
Occorrono esami medici clinici per la valutazione osteopatica?
E' consigliabile, quando siano già stati fatti dal paziente, portare con sé al primo incontro raggi X, ecografia, TAC, risonanza magnetica, ecc., per ricercare eventuali controindicazioni al trattamento osteopatico. L’osteopata comunque, non essendo un medico, non può assolutamente prescrivere esami strumentali.
Che genere di tecniche vengono usate?
A seconda dell'età e della gravità del problema l'Osteopata applica le tecniche più adatte al caso, che comunque non sono dolorose o invasive per il paziente siano esse strutturali, craniali o viscerali.

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